Qui postate i vostri lavori con i quali volete partecipare al primo contest di scrittura!
Forse sarebbe più giusto se io non partecipassi, ma preannunciandosi pochi i partecipanti, ed essendo il voto tramite sondaggio partecipo anche io

Ecco il mio lavoro che sicuramente non vincerà:
Al cospetto del re
La notizia riecheggiava ormai in tutta la città. Murtagh, il figlio di Morzan, era giunto a palazzo e presto sarebbe stato al cospetto di Galbatorix.
Il re fremeva per l’eccitazione che l’aveva invaso dall’arrivo del messaggio inviatogli da un suo messaggero: “E’ fatta. Il figlio del rinnegato è nostro.” Solo quel piccolo e ingiallito pezzo di carta l’aveva reso felice per la prima volta da molti anni.
Le inaridite stanze del palazzo profumavano di frenesia. Era tutto un correre per i corridoi e un oltrepassare di porte. I servitori, gli urgali e gli occasionali sudditi si muovevano con agitazione.
Galbatorix era rinchiuso nella sua stanza. Seduto sullo scranno polveroso che lo aiutava riflettere. Il buio lo avvolgeva e non c’era nemmeno un piccolo spiraglio di luce in quell’antro che fungeva da camera. In fondo era sempre stato così: per il risparmio. Tutti i suoi averi davano fondo alla rierca dei cavalieri delle ultime due rimanenti uova di drago. Era sicuro che quel ragazzo fosse un prossimo Cavaliere di Drago. Era il figlio di un cavaliere e fratello di un altro.
Presto avrebbe visto schiudersi una delle uova che custodiva gelosamente.
Aprì di scatto gli occhi, e deformò la bocca in un sorriso maligno. Si alzò e uscì dal bugigattolo. Stava per incontrare Murtagh. Gli era sfuggito una volta, ma non sarebbe successo di nuovo; ora sarebbe entrato sotto il suo controllo e se fosse scappato di nuovo tutto l’impero ne avrebbe risentito, tutto sarebbe crollato sotto la sua ira.
Quel ragazzo era l’unico strumento che aveva per ottenere un nuovo drago e per catturare quello che si era unito ai Varden. Quell’Eragon gli era sfuggito dalle mani non poche volte e ciò gli bruciava profondamente, ma nessuno doveva saperlo. Aveva anche ucciso Durza, uno dei migliori e più potenti spettri. I Varden si muovevano sempre più contro il suo potere che sembrava sempre più a rischio.
Era iniziato tutto quando si era schiuso l’uovo che quell’elfa aveva rubato. Da quel momento tutto aveva iniziato a cadere, pezzo dopo pezzo. E quello che aveva costruito con tradimenti, dolore e versamenti di sangue si sbriciolava sotto i suoi occhi. Ma quel degrado non sarebbe durato a lungo, e sarebbe stato Murtagh a porgli fine.
Il re camminava per i corridoi che conducevano alla sala del trono e all’incontro con il ragazzo. Il rumore del vociferare delle persone risuonava in tutti i meandri del palazzo e tra quei suoni uno distinto e più nitido risaltava sugli altri: stivali di metallo che battevano sul suolo mischiati ai lamenti di qualcuno che sarebbe arrivato presto di fronte a lui: quel qualcuno era Murtagh.
Galbatorix era seduto sul suo trono e ne sfiorava con le unghie e i polpastrelli le nervature sui bracciali. Poi i soldati gli apparvero davanti, con il ragazzo tra di loro, che cercava di liberarsi ad ogni costo.
Il re scoppiò in una fragorosa risata.
- Murtagh! Finalmente sei qui! E ora realizzerai il tuo destino!- esclamò con eccitazione Galbatorix che aggiunse sottovoce: - E il mio...
- NO!- urlò Murtagh - non mi avrai mai! Il tuo impero finirà presto, e tu con lui!
- Come ti permetti?! Ragazzino sfacciato! Se non fosse stato per me saresti morto anni fa! Io ti ho accudito in questo palazzo finché non sei scappato. E ora ti rivolgi a me in questo modo? Posso ucciderti con una sola parola, ma ti risparmio perché mi servi. - Poi rivolgendosi ai soldati disse: - E ora portatelo nella sala delle uova. Presto assisteremo alla nascita di un nuovo drago!
Si alzò quindi di scatto preso dall’emozione del momento e rivolse uno sguardo furioso a Murtagh. Il ragazzo sembrava adirato e rassegnato allo stesso tempo. Aveva ragione ad esserlo! Presto sarebbe stato sotto il controllo del re e niente sarebbe stato più come prima!
Galbatorix davanti, i soldati con Murtagh dietro, giunsero nella grande sala dove erano custodite le uova di drago. Era la più grande e la più magnifica delle stanze di tutto il castello. L’entrata era un grande portone in legno scuro, solcato da incavi e da striature. I battenti rappresentavano un drago nell’atto di spalancare le fauci. L’ambiente era molto luminoso. Le ampie volute ad arco lasciavano lo spazio allo sguardo per vagare su tutto l’Impero, fino ai confini. La stanza era completamente bianca e la luce penetrava più che mai. Un gioco di specchi e di ingegno del costruttore portavano tutta la luce a raccogliersi in una pietra, che illuminava a sua volta le due uova di drago. Erano stupende e brillavano come di una luce loro. Stavano su di un altare quadrato, bianco anch’esso, tutto decorato di inscrizioni, bassorilievi e incisioni. La vista che ne risultava, agli occhi di un qualunque suddito, sarebbe stata esaltante e magica, ma quelli che si trovavano in quella stanza conoscevano il significato di quel luogo.
Galbatorix guardava le uova affascinato e desideroso del loro contenuto, Murtagh era terrorizzato da quella vista e da ciò che ne sarebbe scaturito di lì a poco.
Il re si mosse rapido verso il ragazzo e lo prese per un braccio. Lo strattonò in avanti e, contro sua voglia, lo portò di fronte all’altarino.
- Come sai, questa pietra posta sopra le uova fa in modo che al minimo tocco del cavaliere prescelto si schiudano immediatamente, senza aspettare il tempo che il drago ritiene necessario. Purtroppo non posso piegare la volontà dei draghi dentro le uova al mio volere, altrimenti sarebbero nati da molto, ma tu sei quei per questo. Forza, toccale! - parlò gelido Galbatorix.
- Non ci penso proprio! Non farò nascere un drago perché passi sotto il tuo controllo!
- Io credo che lo farai...o morirai!
Sul viso di Murtagh si disegnò uno sguardo affranto. I suoi ricci castani ricaddero flosci sulle sue spalle. Piano piano alzò un braccio e allungò la mano in direzione di quella che sembrava una lucida pietra verde. La toccò ed attese due secondi. Niente.
La faccia di Galbatorix si contrasse in una smorfia di delusione e di rabbia.
- Prova con l’altra!
Murtagh portò di nuovo la mano verso le uova, ma stavolta tocco quello che sembrava un immenso rubino ovale. Dopo pochi secondi alcuni rumori invasero il silenzio della stanza e piano piano sull’uovo si delinearono dei cretti. Poi si ruppe definitivamente, e ne uscì un piccolo cucciolo di drago. Era rosso e aveva l’aria di una drago fiero e potente, nonostante le dimensioni.
Galbatorix esultò, e in quel momento di gioia si rivolse al ragazzo con uno sguardo più benevolo di quanto avesse mai fatto:
- Ho deciso di risparmiarti. Invece di rubarti il drago ed ucciderti tu rimarrai vivo e mi servirai fedelmente.
- Mai! - urlò Murtagh.
- Lo farai eccome! Tra te e il tuo drago si è già stabilito un grande contatto, per questo credo ti dispiacerà se lo uccido...
Qualcosa si smosse nel cuore del ragazzo, che sussultò e, a malavoglia, accettò.
Si diressero quindi di nuovo nella sala del trono. Murtagh avrebbe giurato fedeltà a Galbatorix di fronte al re e al suo drago.
Il sovrano si sedette sul suo trono, addobbato da un velo pieno di drappeggi rosso.
- Adesso inizia il tuo giuramento e fallo nell’antica lingua, così non potrai scioglierlo.
Il ragazzo recitò il suo giuramento a testa bassa. Il Gedwey Ignasia, impressoglisi nel tragitto dalla sala delle uova a quella del trono, brillava e bruciava durante il cantilenare di quella lenta litania.
Quando Murtagh ebbe terminato Galbatorix gioì dentro di sé e quella sua gioia fu espressa da Shruikan, il suo drago, che ringhiò dietro di lui.
Quel suono riempì tutte le stanze del palazzo, quel ruggito era l’inizio della fine.
When you walk away
You don't hear me say: "Please,
Oh baby, don't go!"
Simple and clean is the way
Tthat you're making me feel tonight,
It's hard to let it go...
Hold me,
Whatever lies beyond this morning
Is a little later on.
Regardless of warnings
The future doesn't scare me at all,
Nothing's like before...